Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

IN PRIMO PIANO: eventi e appuntamenti


24 gennaio, Reggio; Mostra 24 gennaio-12 febbraio: Giorno della memoria al MaRC

24-29 gennaio, Ferramonti di Tarsia: Celebrazione del giorno della memoria

24, 27 e 29 gennaio, Castrovillari; Mostra 24 gennaio - 2 febbraio; 28 gennaio, Morano: Per il giorno della memoria


25 gennaio, Vadue di Carolei (CS): "Vedere l'Altro, vedere la Shoah"

25-27 gennaio, Catanzaro Lido e varie località della provincia: Iniziative dell'Anpi provinciale


1° febbraio, Roma: Il viaggio del Pentcho

24.11.2016 - 10.3.2017, Napoli: Progetto Wajda

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venerdì 28 gennaio 2011

Mario La Cava e Ferramonti


Il Quotidiano della Calabria di giovedì 27 gennaio ripubblica due articoli riguardanti lo scrittore bovalinese Mario La Cava e il suo legame con il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia.
Il primo è un articolo del Corriere della sera del 1984, con la relazione di un suo viaggio a Ferramonti; il secondo è un ricordo di una ex internata del campo, che conobbe e frequentò il nostro scrittore, del quale ho già parlato in un post precedente in relazione al suo libro "Viaggio in Israele"

Ferramonti secondo Mario La Cava
Lo scrittore calabrese realizzò un reportage per il Corriere della sera
Pubblichiamo un articolo di Mario La Cava sul campo di Ferramonti di Tarsia,
apparso sul Corriere della Sera nel 1984

di Mario La Cava
Appresi, qualche tempo fa, che anche in Calabria funzionò, durante l'ultima guerra, un campo di concentramento per ebrei. Strano che il fatto non fosse di conoscenza comune e che le notizie ricevute fossero vaghe e confuse. Ne parlai e a Natalia Ginzburg, credendo di rivelarle cosa che potesse ignorare; ma ella era informata di tutto. Sapeva che nessuno degli internati era stato ucciso né era stato seviziato in emulazione coi lager tedeschi. E' stato anzi un campo speciale, distintosi per umanità di trattamento sugli altri costruiti in Italia. Trattenne fino a 1500 ebrei , prevalentemente fuggiti dai paesi d'Europa dove si era esteso il regime nazista, oltre un numero notevole di stranieri sorpresi dalla guerra in Italia e ritenuti , per gli indizi più vaghi, antifascisti. Il campo si chiamava Ferramonti, ed ancora il luogo è così designato. Trovasi presso Tarsia, in provincia di Cosenza, nella valle del Crati, sulla linea ferroviaria Sibari/Cosenza,ed è situato più lungo il versantetirrenico , che in quello ionico. Oggi viaggiando in macchina sull'autostrada per Salerno, si trova a 35 km da Cosenza, donde si diparte la deviazione per Tarsia. A pochi passi dalla stazione di benzina , un rustico cancello , che ho trovato aperto, immette nel campo. Sulla prima baracca a sinistra, un magnifico paio di corna di bue, colorate in rosso, invita il visitatore a riflettere non tanto sulle superstizioni popolari quanto sulla evidente pericolosità delle potenze mostruose che incombono sul mondo. In un campo di concentramento disabilitato, esse ammonirebbero gli ignari a vigilare sulle possibili ricorrenze terribili della storia. Sulla porta chiusa della baracca a destra, un lumino di latta arrugginito potrebbe far pensare ad una illuminazione rudimentale a petrolio, che desse una notte di idillio alle notti tetre. Ci si accorge, invece, da un filo metallico pendente, che la modernità della luce elettrica era arrivata perfino in quel campo isolato. Un generatore autonomo di elettricità, di cui resta il fabbricato, preesistente all'ufficio di raccolte degli internati, aveva servito i bisogni della ditta Perrini, di Roma, occupata a far opera di bonifica nella zona.

Il motivo della visita
Sul piazzale un vecchio operaio pareva indeciso nei suoi passi;una vecchia signora, probabilmente sua moglie, gli si avvicinava. Si era ferito alla mano, mentre tagliava un pezzo di legno. Un giovinetto davanti ad una baracca più arretrata, non si capiva se facesse qualcosa di utile o giocasse. La giornata era serena, dopo la pioggia della mattina che aveva lasciato il terreno bagnato. Mi sono avvicinato con l'aria dell'intervistatore ed ho domandato all'uomo, che guardava diffidente, se fosse il custode del campo. Macché custode, rispose spazientito. Lo siete stato, insistei. Sono stato magazziniere, precisò, aggiungendo: ma voi cosa volete? Spiegai il motivo della mia visita,domandando se si fosse fatto molto male, per addolcirlo,ed egli infatti si persuase a rispondermi con più confidenza. Mi introdusse nella baracca, che era stata degli internati, e cominciò a parlare. Seppi che era della classe del 1897. Richiamato nella guerra del ‘15, si era salvato, perché, appartenendo al Corpo di Finanza, aveva fatto servizio al confine con la Svizzera. A questo punto gli domandai se gli internati di Ferramonti soffrissero la fame. Rispose: la fame la soffrivamo noi, non loro. I quarti di bue che c'erano nei magazzini! Evidentemente il vecchio magazziniere confondeva l'impressione ricevuta in tempi di carestia dalla presenza degli alimenti conservati in massa nei depositi per gli internati, con la distribuzione limitata ad ognuno di essi. Aveva dimenticato che la razione prevalente era di pane e verdure; ma ricordava che gli internati potevano acquistare dai contadini che si avvicinavano al campo, ciò che loro occorresse. Alcuni anzi avevano la possibilità di uscire dal campo per fare acquisti personali o per conto del comando. Dunque il comando era tollerante. Ricordate il maresciallo di P.S. Gaetano Marrari? È stato l'ultimo comandante del campo, Era una bravissima persona il comandante Marrari. Lo sapevo, vecchio di 93 anni, vive ancora a Reggio Calabria, circondato dalla venerazione della figlia e del genero. Mi ci ero recato, per conoscerlo e per ascoltare i suoi ricordi. Ma egli era a letto con l'influenza; il medico gli aveva proibito di ricevere visite ed i familiari ne rispettavano la consegna. Potei parlare col genero, Rizzi che con commuovente semplicità aveva fatto della vita del maresciallo un mito da raccontare ai posteri. La sua vita giovanile era stata avventurosa. A 15 o a 16 anni si imbarcò clandestinamente su una nave da carico, arrivando in America,dove vivevano gli zii che lo accolsero con la meraviglia che si può immaginare. Gli pagarono il viaggio di ritorno e lo rispedirono a casa. Partecipò a tutte le guerre italiane, meritando medaglie e riconoscimenti. Privo di titoli di studio si arruolò nel Corpo di pubblica sicurezza, coltivando l'ideale di difendere le persone dabbene, dall'insidia dei facinorosi. Era di servizio a Roma col grado di maresciallo, quando nel 1940 fu scelto a dirigere il campo di concentramento per ebrei ed antifascisti stranieri a Ferramonti. “Perché proprio lui e non altri?”. Forse perché i superiori sapevano che viveva solo a Roma e i familiari in Calabria, rispose Rizzi. Può darsi che la scelta non fosse determinata da particolari meriti fascisti. Il regime spesso si orientava a caso. D'altra parte nel 1940 l'Italia non era stata ancora sopraffatta dalle direttive germaniche e naziste. La persecuzione contro gli ebrei poteva apparire formale, non sostanziale, e se non legittima, adeguata al grave momento che l'Italia attraversava e alla necessità di non disturbare gli alleati tedeschi. Anche i servizi più ingrati ai quali si fosse costretti, potevano essere ingentiliti dall'umanità di che li avesse compiuti. Ed il maresciallo Marrari, uomo semplice e senza studi, fu all'altezza dei suoi umani ideali. Le testimonianze degli internati parlano chiaro; e parlano anche a nome di chi è rimasto in silenzio. Il Dott. Lartin Ruben, di Milano, in una lettera scritta da Ferramonti il25 ottobre 1943, poco prima della sua liberazione, scrive: “a nome di tutti gli internati del campo sento il dovere, prima di partire di ringraziarvi per il particolare trattamento, contrariamente alle direttive della Milizia con la quale eravate sempre in continua lotta perché pretendeva che voi ci vessaste. Vi siamo riconoscenti per i soccorsi che ci avete prodigati durante l'incursione aerea sul campo quando abbiamo avuto 16 feriti e 2 morti tra gli internati. Vi siamo anche grati dell'interessamento che avete avuto per salvarci dal rastrellamento che le truppe tedesche volevano effettuare nel Campo per condurci con loro nella ritirata verso il nord. Dobbiamo a voi la nostra salvezza per averci protetto, rispondendo al fuoco dei tedeschi e per averci fatto ricoverare nel bosco accanto al fiume Crati (sotto la vostra responsabilità) onde sfuggire alle ire delle truppe tedesche in ritirata. Tutto dobbiamo al vostro coraggio per avere piazzato le mitragliatrici all'ingresso del Campo quando il 19/09/43 i tedeschi volevano impadronirsi degli internati”.

Vocazione editoriale
Gianni Mann, consigliere delegato della Stock di Trieste, gli scriveva in una lettera dopo la fine della guerra: “mio caro amico,sono veramente commosso del contenuto della sua bellissima lettera del 22 dicembre. Io non ho la sua capacità di esprimere in parole tutto quello che ho nell'animo, posso solo assicurarle una volta ancora che non io, ma lei, merita di essere incluso nell'esigua schiera delle persone veramente umane, se per umanità si intende l'amore per il prossimo, l'intendersi l'uno con l'altro, il vivere in pace e serenità d'animo e credo che questi siano concetti che valgono per tutti, per i cristiani ed i non cristiani, perché Dio è uguale per tutti”. A Ferramonti gli internati, potevano fare cose che in altri campi erano impensabili: giocare a pallone,organizzare concerti, seguire riti religiosi,ottenere permessi di libera uscita. L'editore Brenner di Cosenza mi assicurò che suo padre fuggito da Dachau e preso in Italia, dove era finito a Ferramonti, poteva recarsi fino a Roggiano Gravina per fare acquisti in conto del campo. Ivi conobbe quella che poi diventò la sua fidanzata. Finita la guerra si sposarono e a Cosenza nel 1950 potè aprire una libreria editrice seguendo l'esempio del suo genitore che l'aveva a Vienna, significativa la continuità della vocazione editoriale; e memorabile il fatto che proprio gli ebrei in Calabria, prima della loro cacciata, svolgessero attività editoriali, stampando il Pentateuco in ebraico, per la prima volta in Italia, proprio a Reggio Calabria.

Disciplina senza eccessi
La capacità culturale di molti ebrei e il loro grado sociale favorirono i buoni rapporti col maresciallo Marrari. Egli era sensibile al merito. Sotto di lui un medico scienziato, Schwartz, potè ottenere il permesso di operare al cranio un infermo di Roggiano. Il pittore Kron sposò, da internato, una ragazza di Tarsia. Altri matrimonio vennero celebrati serenamente tra gli stessi ebrei. Il maresciallo ricorda - secondo la testimonianza del genero Rizzi - il nome di alcuni illustri internati, il pittore austriaco Michael Fingenstein, il commerciante in case prefabbricate Max Laster. Ma in ogni caso non vorrei dare ad intendere che la vita fosse un idillio e che il campo di Ferramonti fosse un albergo. Il sovraffollamento era penoso, casi di scabbia, di malaria non mancavano. Ci fu uno che morì non si sa bene se per denutrizione o malattia. La malinconia rodeva i cuori. Non poteva bastare ad alcuni la facoltà di ricostituire la famiglia,cucinando da sé i pasti, cocendo nel forno della propria baracca il pane. Contrasti con alcuni stranieri antifascisti, e precisamente con quelli Jugoslavi che si rifiutavano di salutare la bandiera italiana, con la scusa che fosse uno straccio scolorito, turbarono i giorni. Il maresciallo ricorse alla sua autorità, senza eccessi, per imporre la disciplina. In ogni modo si arrivò al giorno del passaggio dei tedeschi in ritirata e alla complessa opera di salvataggio degli ebrei, compiuta dal maresciallo. Dite voi se non sarebbe bastato questo per meritare la medaglia del giusto. E' un riconoscimento che non concede Israele, mi disse il genero Rizzi, con la speranza che io ne parlassi pubblicamente. Ma sentiamo la testimonianza del vecchio magazziniere sul comportamento del maresciallo rimasto solo nel suo campo ad aspettare l'arrivo degli americani. Era seduto su uno sgabello col fucile accanto. Voi qui? Gli chiesi; e mi rispose: - non posso abbandonare il posto. - La famiglia era stata mandata via. Gli altri, quelli che avevano da farsi perdonare qualcosa, erano scappati. La prima a scappare è stata la Milizia. Portarono via tutto, materassi, coperte. I viveri no, erano sotto chiave. L'impresa Perrini, quando riebbe il Campo, credeva di non trovare niente. Voglio vedere i magazzini coi macchinari, disse il padrone. Era con la moglie spaventata. Le disse: Mimma, c'è ancora tutto, non credendo ai propri occhi. A Matera avevano rubato tutto. Il maresciallo restituì denari e gioielli agli internati, fino all'ultimo anellino. Ecco perché ogni tanto arriva qualcuno che vuole visitare il Campo. L'ultima a venire è stata una signora turca che sposò a Ferramonti. Oggi è proprietaria dell'Hotel delle Muse, ai Parioli di Roma.

Pubblichiamo un ricordo di La Cava da parte di un’ebrea [probabilmente si tratta di Alice Redlich] ex internata a Ferramonti, apparso su Calabria Oggi nel ‘91.
So che tra breve si terrà una commemorazione in ricordo di Mario La Cava ed io, purtroppo, non potrò partecipare personalmente, essendo il viaggio per me troppo faticoso, causa del mio male all'anca e al femore. Avrei voluto essere tra i familiari e gli amici di questo piccolo uomo, ma così grande , veramente grande nel suo mestiere di scrittore e grande nel cuore, attaccato alla sua terra di Calabria da dove Lui non volle mai allontanarsi,e io spero che i calabresi abbiano capito chi era Mario La Cava e che onore abbia portato alla Regione con i suoi scritti. Lo conobbi molti anni fa, dopo uno scritto sul Corriere della Sera,molto interessante, sul campo di concentramento di Ferramonti, e capii subito che era un uomo sensibile,dotato come scrittore e poeta. Egli venne aRoma , io invitai altre persone del suo livello culturale, e passammo una giornata chiacchierando, ma era sempre Lui che raccontava e tutti capimmo subito che teneva banco Lui, essendo un narratore formidabile e con una cultura assai vasta. Egli conobbe tutta la mia famiglia a Roma e tutti furono subito entusiasti di Lui e,così,siamo rimasti in continuo scambio epistolare. Lui mi regalò vari suoi libri, racconti, romanzi, caratteri che ogni tanto rileggo con molta attenzione. Sapevo che aveva poche entrate e non aveva una vita molto facile a Bovalino; con la sua cultura egli sarebbe potuto andare molti anni fa al Nord in una grande città ma, come mi ripeteva, non volle mai allontanarsi dal suo paese, era sinceramente attaccato alla sua Calabria e penso che i suoi concittadini non hanno capito l'uomo, il suo valore; nessuno ha mai cercato di dargli una mano a trovare un posto in un giornale, in una biblioteca, in una casa editrice; ci sarebbero stati tanti modi da parte dei suoi concittadini e delle autorità d'aiutarlo , ma purtroppo nessuno l'ha mai fatto. Quando si ammalò e veniva spesso a Roma in ospedale, io andavo a trovarlo e, così, avevamo occasione di parlare. Lui si confidava,raccontandomi del suo passato, e aveva sempre speranza nel futuro e di guarire per poter scrivere e raccontare alla gente. Per me non era soltanto un genio, ma un uomo sinceramente buono d'indole, un ottimo padre di famiglia, il quale avrebbe voluto fare tanto nella vita,ma dato che nessuno gli ha mai dato una mano, lui è rimasto sempre quello che era,uomo sincero e buono, un vero Calabrese che amava la sua terra , più di ogni altra cosa, melo ripeteva sempre. Aveva ottime idee e, se il buon Dio gli avesse concesso di vivere ancora un po' di anni, lui avrebbe scritto e donato a noi tutti tanta saggezza, amore peril prossimo. I suoi racconti sono deliziosi e per me quest'uomo resterà sempre nel mio, cuore. Mario La Cava andò varie volte a visitare l'ex campo di concentramento di Ferramonti (Tarsia), indagava sul passato ,scrisse articoli. Penso che molta gente prima non sapesse che la Calabria avesse un campo di concentramento durante gli anni 1940/1945, poi il Dott. Spartaco Capogreco scrisse un libro su questo campo,e fece altre indagini per portare a conoscenza di tutti quanti questa ignobile impresa durante il fascismo. Anche Capogreco conosceva bene Mario La Cava e la sua famiglia, e certe volte insieme, parlammo di Lui, specialmente quando si ammalò purtroppo seriamente di quel male che lo portò alla fine. Io e la mia famiglia lo ricorderemo con affetto e tenerezza. I suoi scritti e i suoi libri avranno il posto d'onore nella nostra casa. Sia Mario La Cava un esempio per tutti gli Italiani e per la sua amata Calabria. Sinceramente con molto rispetto.
Ebrea austriaca ex internata nel campo di concentramento di Ferramonti

Bovalino: la memoria rende liberi

Dal sito del Movimento politico-culturale Nova Bovalino
Giorno della Memoria a Bovalino

Giovedì 27 gennaio inaugurazione della mostra fotografica
“Auschwitz: la memoria rende liberi”


La mostra resterà aperta fino a domenica 30 gennaio
in seguito si sperà verrà portata in altri centri della Locride


In occasione della Giornata della Memoria per le Vittime della Shoa, l’Associazione politico-culturale “Nova Bovalino”, in collaborazione con l’associazione nazionale “Libera”, presenta “Auschwitz: la memoria rende liberi”, reportage fotografico realizzato da Deborah Cartisano sul campo di concentramento di Auschwitz.
Questo documentario fotografico ci porterà dentro la realtà del campo di concentramento polacco, il più esteso fra tutti i lager.
L’inaugurazione è prevista per il 27 Gennaio 2011, alle ore 18:00, presso la Sala “Padre Costante” della Chiesa di San Nicola di Bari, a Bovalino.
Dopo l’introduzione da parte dell’autrice del reportage, seguirà l’intervento del Prof. Piero Leone sulla presenza storica degli Ebrei in Calabria.
"Si tratta - sottolinea Deborah Cartisano (Presidente di Nova Bovalino) - di foto riguardanti il campo di concentramento di Auschwitz . La mostra è nata da un lavoro effettuato durante un viaggio fotografico in Polonia. Le 45 foto in mostra raccontano le emozioni che ho provato durante la visita al campo, emozioni intense e vive, dalle quali scaturisce il forte desiderio di contribuire alla memoria di quei tragici eventi, affinché non si ripetano più".
“Questa mostra è un’importante occasione formativa e d’incitamento al dialogo e alla tolleranza nei confronti delle diverse culture ”, spiegano i consiglieri comunali di Nova Bovalino (Enrico Tramontano ed Antonio Zurzolo), che aggiungono: “Le giornate dedicate alla memoria che ci accingiamo a vivere sono occasione per riflettere e per maturare in consapevolezza storica e senso di responsabilità. Con la mostra di Deborah Cartisano, abbiamo voluto utilizzare il linguaggio dell'arte fotografica, dotata di grande forza comunicatrice, per offrire in particolar modo al giovane pubblico un'utile occasione di approfondimento. Invitiamo pertanto tutti i cittadini e gli studenti di Bovalino - concludono - a visitare questa meravigliosa mostra che abbiamo il piacere di promuovere come Movimento”.

giovedì 27 gennaio 2011

Presentato il libro “Non solo Ferramonti”

Qualche giorno fa, in un precedente post, avevo parlato della presentazione di questo volume

Da il Quotidiano della Calabria di mercoledì 26 gennaio
Giulia Fresca

Quei 154 internati liberi vicino al campo di Ferramonti
Le schede, destinate al macero, trovate nell’Archivio di Stato

La Giornata
della Memoria è un appuntamento che rinnova il desiderio di conoscenza e di indagine su quanto è accaduto nel periodo nazista da cui non è sottratta la provincia di Cosenza, la quale ha riscoperto il campo di concentramento di Ferramonti solo negli anni Ottanta, facendo riemergere dall'oblio la memoria collettiva di un luogo nel quale giunsero circa duemila personeda ogni parte d'Europa. Nel suo ultimo volume, presentato ieri sera presso la casa Editrice Pellegrini, il docente Leonardo Falbo ricostruisce che “Non solo Ferramonti” fu il luogo di accoglienza degli ebrei internati nella provincia di Cosenza tra il 1940 e il 1943, avendo ritrovato le schede di 154 persone che vivevano internate in piccoli comuni del cosentino ed alcuni a Castrovillari, Rossano e Corigliano.
«Lacondizione degli “internati liberi” - ha detto Vittorio Cappelli che ha curato la prefazione - era del tutto simile a quelle di confinati politici del fascismo con in più l'aggravante delle condizioni di vita in tempo di guerra. Il quadro che risulta dalla ricerca mostra che le parole d'ordine del regime intermini dirazzismo ed antisemitismo, giungono smorzate e sfumano fino a scomparire nella dimensione solidaristica delle comunità locali, dove il senso di territorialità derivante dall'antico isolamento aveva il suo reciproco nel culto dell'ospitalità».
La storia non è solo quella di Ferramonti ma dei tanti ebrei che divennero parte integrante delle comunità paesane intorno a quel luogo malarico. «Furono proprio le popolazioni rurali ed analfabete, a rendersi conto che potevano trarre insegnamento da quelle persone istruite che provenivano da ogni dove costrette a vivere in un ambito tanto diverso da quello di origine- ha detto Pantaleone Sergi, presidente dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea affrontando un impatto terribile a cui ha fatto da ammortizzatore l'accoglienza dei calabresi ». Il volume di Leonardo Falbo racchiude una ricerca puntuale condotta prevalentemente presso l'Archivio di Stato di Cosenza «dove molti documenti sono stati ritrovati in un fondo detto“macero”- ci ha detto l'autore - e che qualcuno ha deciso di conservare e farlo giungere a noi. Si tratta di una ricerca storica da documenti d'archivio ed analizza il rapporto tra gli internati liberi ed i residenti locali.Una storia che certamente mancava, perché la frammentarietà, la lacunosità dei documenti e la difficoltà a reperirlihannoreso difficile il lavoro, specialmente per quel che riguarda i dati anagrafici». Lettere e testimonianze dirette come quella di Rolf Kuznitzki ex internato a Lungro, hanno ridato piccoli tasselli al panorama di solidarietà della storia positiva della nostra regione.

Shoah in film: "Mio padre nel lager"


"Mio padre nel lager":
un film di Enzo Carone presentato al Cinema Moderno di Vibo il 27 Gennaio
Sarà presentato a Vibo Valentia il 27 Gennaio 2010, presso il Cinema Moderno, l'ultimo lavoro cinematografico di Enzo Carone, regista di Tropea.
Il titolo del film-documentario è "Mio Padre nel Lager". L'appuntamento sponsorizzato e patrocinato da alcune amministrazioni ed alcune associazioni del territorio, si inserisce nelle celebrazioni per la Giornata della Memoria volute dal comune di Vibo Valentia e dall'Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia.
"Oltre il ricordo" il sottotitolo dell'evento che si svolgerà a partire dalle ore 17,00 e a cui tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Ingresso libero.

Da il Quotidiano della Calabria di mercoledì 26 gennaio
Parghelia. La città ricorda l’Olocausto
Fra gli appuntamenti la proiezione del film “Mio padre nel lager”
di Enzo Carone
Diverse le iniziative volute dal Comune per il giorno della Memoria
Vittoria Sacca’
Parghelia - Il giorno della memoria sarà adeguatamente celebrato dall’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Maria Letizia Brosio, che chiama l’intera cittadina a raccolta per ricordare gli oltre sei milioni d’innocenti che, durante la seconda guerra mondiale, furono vittime dello sterminio nazista.
Il 27 gennaio, giorno della Memoria, è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha inteso aderire alla proposta internazionale di dichiarare questo giorno come momento di commemorazione di tutte le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto anche in onore di tutti coloro che misero a rischio la propria vita per proteggere i perseguitati da quella furia insensata. La data scelta, è il giorno in cui furono abbattuti, finalmente, i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento che cancellò milioni di persone dal mondo. Le eliminazioni, dichiara l’assessore alla cultura Anna Sambiase, vennero realizzate in maniera scientifica e organizzata.
«Oltre agli ebrei, persero la vita prigionieri e dissidenti politici, portatori di handicap, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, slavi. Oltre a tali esecuzioni i nazisti condussero molti esperimenti medici sui prigionieri, bambini compresi. La portata di quello che accadde nelle zone controllate dai nazisti - prosegue l’assessore - non si conobbe esattamente fino a dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. Il ricordo dell’Olocausto negli intenti della nostra Giunta comunale è importante, oltre che per onorare quelle persone cadute senza alcun motivo, anche per educare i giovani e perché simili persecuzioni non debbano più ripetersi».
L’Amministrazione comunale, assessorato alla cultura, in collaborazione con il “Cenacolo culturale Il Pensiero libero”, presso la sala consiliare, alle ore 17.30, celebrerà il 27 gennaiocon un incontro sul tema “Oltre il ricordo…” e quindi con la proiezione del docu-film dal titolo “Mio padre nel lager” realizzato dal regista tropeanoEnzo Carone, tratto dal libro omonimo di Antonio Pugliese. Attraverso le immagini, verrà raccontata la vita che i prigionieri furono costretti a sopportare in un campo di sterminio. Testimonianza raccolta da Pugliese che riuscì a dare alle stampe il su citato libro nel quale le parole di suo padre Giuseppe, nativo della vicina Brattirò, allora giovane carabiniere anch’egli deportato e vittima di una guerra crudele, raccontano unospaccato diquei momenti tragici per l’umanità. Sarà ricordata, inoltre, la figura del commissario di Ps Filippo Accorinti vissuto a Parghelia e del quale, purtroppo, dopo la prigionia nel Campo di sterminio di Dachau e in quello di Mathausen, non si ebbero più notizie se non quella della sua morte.
L’assessore Sambiase, oltre ad estendere l’invito a tutta la cittadinanza, si augura la presenza delle famiglie «perché i giovani possano sapere quello che è stato».

La Calabria ricorda la Shoah

Ampio e nutrito il panorama che il Quotidiano della Calabria di ieri dedica alle iniziative in Calabria sul Giorno della memoria

Anpi di Reggio: “Train de vie”, un film per ricordare il dramma dell’Olocausto
In occasione della “Giornata della memoria” l’Anpi di Reggio Calabria ha deciso, in rete con Auser Territoriale, Arci, Centro Studi “Gianni Bosio”, Circolo del cinema “C. Chaplin”, Circolo del cinema “C. Zavattini”, Dasud Onlus, Dopolavoro Ferroviario e Fondazione Di Vittorio, di presentare il film “Train de vie” del regista Radu Mihaileanu. Si tratta di una spiritosissima e amara commedia di un romeno, autore del geniale soggetto e della brillante sceneggiatura. Un film realizzato prima di “La vita è bella” di Benigni e che, come quello, “mescola umorismo e dramma, riuscendo a trasformare l’Olocausto in operetta, ma senza dimenticare l’immensa tragedia”.
Il film, ambientato in un piccolo villaggio ebreo della Romania, narra che nel 1941, per evitare la deportazione, gli abitanti del villaggio allestiscono un finto convoglio ferroviario e partono nel folle tentativo di raggiungere il confine con l’Urss. Il film sarà proiettato due volte, alle ore 18 e alle ore 21, presso la sala del Cinema Dopolavoro Ferroviario, sita in via Nino Bixio di Reggio Calabria. Dopo ogni proiezione (durata: h 1.43) seguirà un breve dibattito. L’accesso alla sala sarà libero e gratuito.
Per presentare l’iniziativa sul “Giorno della Memoria” ed il film “Train de vie”, le associazioni promotrici hanno invitato la stampa ad un incontro, previsto per le ore 17.15 di domani presso la sala del cinema Dopolavoro Ferroviario di Reggio Calabria, sito in via Nino Bixio.

Reggio: Alla Provincia Romeo parla di Shoah
Per non dimenticare
Un incontro si terrà domani alle ore 17 presso la Sala della Biblioteca della Provincia, con l’intervento di Antonino Romeo, studioso attento della shoah e della persecuzione del popolo ebreo, al quale ha dedicato nel corso del tempo una serie importante di ricerche.
All’iniziativa prenderanno parte anche narratori e poeti reggini con letture di versi e brani narrativi.

Polistena non scorda l’Olocausto (p.cat.)
Polistena - Il 27 gennaio 1945, si celebrava un momento storico: venivano aperti i cancelli di Auschwitz, uno dei campi di concentramento più tristemente noti dell'ultimo conflitto mondiale. Le scene innanzi ai soldati che liberarono il campo, trasmesse migliaia di volte dalle televisioni di tutto il mondo, sono impresse nella memoria collettiva. Domani si celebra a Polistena, come in tutta Italia, per l'undicesima volta, la “Giornata della Memoria, in ricordo della Shoah”, per non dimenticare quanto accaduto.
In occasione della ricorrenza, l'amministrazione ha organizzato una manifestazione che si svolgerà all'Auditorium comunale, in due fasi: alle ore 10,30 incontro con gli studenti dell'Istituto Comprensivo “G. Salvemini” e del Circolo Didattico di Polistena. Moderati dal vice sindaco Marco Policaro, interverranno il sindaco Michele Tripodi, l'assessore alla P.I. Antonio Muscherà e i Dirigenti scolastici Maria Domenica Mallamaci e Francesco Nasso.
Alle ore 21,30, concerto del cantautore Pino Barillà, accompagnato da un trio di giovani musicisti formato da Paco Barillà (batteria),Domenico Napoli (chitarra) e Tommaso Pugliese (basso).

Catanzaro. “Il silenzio dei vivi” ricordo della Shoah
L’Accademia civica d'arte teatrale "Officina teatrale" e le Scuole civiche di teatro di Catanzaro, presentano "Il silenzio dei vivi", domani al Politeama alle ore 21. L'opera racconta con sentimento, ma anche con un velo di ironia, l'oscura pagina della shoah. Al termine dibattito con la sopravvissuta ai campi di concentramento, Elvira Frankel

Crotone: Giornata della memoria, due le iniziativeLa Prefettura consegna le medaglie d’onore,
il Comune parla di Shoah agli studenti
La consegna delle “medaglie d’onore” rilasciate dalla presidenza del Consiglio dei ministri ai cittadini italiani, militari e civili, ed ai familiari dei deceduti che siano stati deportati o internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale: questo il momento clou delle celebrazioni promosse dalla prefettura di Crotone in occasione della Giornata della memoria. La cerimonia si svolgerà domani alle 10,30 presso la la Sala riunioni della prefettura di Crotone. Nella provincia di Crotone saranno insigniti Giuseppe Foresta e Giuseppe Grotteria di Crotone, Giacomo Mauro di San Nicola dell’Alto ed Ernesto Terminelli di Cirò Marina. Alla cerimonia, presieduta dal prefetto di Crotone, Vincenzo Panico, saranno presenti i sindaci di Crotone, Peppino Vallone, di San Nicola dell’Alto, Francesco Scarpelli e di Cirò Marina NicodemoParrilla, il presidente della Provincia, Stanislao Zurlo, il questore, Giuseppe Gammino, i comandanti provinciali dei Carabinieri, Francesco Iacono, della Guardia di finanza, tenente colonnello Teodosio Marmo e del Corpo forestale dello Stato, Domenico Archinà ed il Coordinatore dell’Ambito territoriale Provinciale dell’Ufficio scolastico Regionale ,Luciano Greco.
L’amministrazione comunale, invece, nell’ambito del percorso progettuale “Il Libro dei Valori”, programmato dall’assessorato alla pubblica istruzione, oggi alle 10 nella sala consiliare del Comune di Crotone proporrà una manifestazione sulla Giornata della Memoria, per parlare di leggi razziali e della Shoah. All’incontro parteciperà Lia Tagliacozzo, l’autrice del libro “Gli anni spezzati”, accompagnata dal padre di cui racconta la storia nel libro.
Interverranno tutte le scuole cittadine.

Castrovillari. Le iniziative in città per il giorno della Memoria
di Laura Capalbi
Castrovillari - Anche nella città del Pollino varie saranno le iniziative in occasione della giornata della memoria. In tal senso, il circolo del Sel, il circolo del Partito democratico, il Partito socialista, la Federazione della sinistra, hanno organizzato una serie di interessanti iniziative. Il ria, lo ricordiamo, è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e delFascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del giorno della memoria: «LaRepubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Ecco l’intero programma della giornata che si svolgerà a Castrovillari.
A partire dalle ore 10:30 nel Chiostro del Protoconvento francescano visita guidata nel centro storico a cura del Gruppo archeologico del Pollino. Alle ore 11:30 sempre nel chiostro del protoconvento “Refugee blues”, poesia di W. H. Auden, interpretata dalle alunne della professoressa Pina Sangineti della 4 Lb del liceo scientifico E. Mattei di Castrovillari. Accompagnamento musicale a cura di Alessandro Calvosa (violino).
Alle 17,30nella sala 14 del Protoconvento francescano proiezione di filmati originali sul campo di concentramento di Ferramenti di Tarsia. Interventi del dr Francesco Panebianco (Presidente fondazione internazionale Ferramenti di Tarsia); testimonianza di Edith Fischof Gilboa (internata nel campo “Ferramenti nel 1941”. Alle 18,30 nella Sala bar del Protoconcento Francescano reading a cura di Fabio Pellicori e Lorena Martufi; accompagnamento musicale: Lucia Vincenti (pianoforte).
Alle 21,30 al Dome Publunge bar, concerto di Sasà Calabrese, Jazz Trio.

Cetraro. Scuole del territorio impegnate per la Giornata della Memoria (cle. ro.)
Cetraro - È in programma per domani la Giornata della Memoria, dedicata alle vittime dell’Olocausto, con una manifestazione organizzata, in collaborazione, dal Comune di Cetraro e dalle scuole cittadine, che si svolgerà, a partire dalle ore 10, nel Teatro comunale “Filippo Lanza”. Alla celebrazione interverranno gli studenti della città, il sindaco, Giuseppe Aieta, il presidente del Consiglio comunale, Beniamino Iacovo, i dirigenti degli Istituti scolastici del territorio: il professor Giorgio Clarizio, dell’Istituto d’Istruzione superiore “Silvio Lopiano”, la professoressa Pasqualina Mocciaro, dell’Istituto comprensivo “Corrado Alvaro”, e la dottoressa Franceschina Antonuccio, della Scuola dell’infanzia e primaria della città, nonché tutti parroci di Cetraro.

Corigliano. Incontro sulla Giornata della Memoria (l. l.)
Corigliano - Domani alle 18,30 anche a Corigliano sarà celebrata la “Giornata della memoria”, la manifestazione si inserisce nelle tante che si svolgeranno in tutta la provincia cosentina.
Organizzato dal comitato “27 gennaio”, l’evento si terrà nei locali del Centro d’eccellenza allo scalo nel tardo pomeriggio. Nel corso delle celebrazioni della Giornata della memoria, verranno letti alcuni brani di testimonianze dirette della tragedia dell’olocausto ed a seguire sarà trasmesso un filmato per ricordare le vittime del nazismo.
«L’obiettivo - fanno sapere dal comitato “27 gennaio” nell’annunciare la manifestazione - di questa iniziativa è dare, anche alla nostra città, la possibilità di vivere un momento di ricordo e di riflessione sul periodo più barbaro e disumano che la storia umana abbia attraversato».
Il comitato ha invitato la città a partecipare.

mercoledì 26 gennaio 2011

Due video su Ferramonti

Da Youtube



Lamezia: La Shoah negli occhi dei bambini

LA SHOAH NEGLI OCCHI DEI BAMBINI
La Giornata della Memoria all’Istituto comprensivo “Don L. Milani” di Lamezia Terme

La Giornata della Memoria costituisce, ormai, anno dopo anno, un appuntamento fisso nell’Istituto Comprensivo “Don Milani”: un importante momento di riflessione per i bambini delle classi dl secondo ciclo della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado che vogliono comprendere, ricordare e interrogarsi sul significato che il concetto stesso di memoria può rivestire, come monito perenne contro ogni persecuzione e ogni offesa alla dignità umana.
Le letture attente di testi, la visione di film, lo studio del quadro storico dell’Europa della seconda guerra mondiale, dall’emanazione della leggi razziali alla soluzione finale, hanno permesso ai bambini di affrontare questo delicato argomento e di farli approdare alla conoscenza di altri genocidi umani e all’approfondimento del conflitto israeliano-palestinese, mai cessato in Medio Oriente.
Per non dimenticare, dunque, per comprendere ancora di più, alle ore 18.00, presso il Teatro Umberto, gli alunni presenteranno il percorso didattico: “Figli dello stesso male”. Musiche, coreografie, letture di testi, a cura degli stessi alunni, guidati dai docenti Arturo Vaccaro e Francesco Scaramuzzino, racconteranno la shoah. La comunità scolastica incontrerà, inoltre, il dottor Lorenzo Santoro, dell’ Università della Calabria, che tratterà il tema: “La natura dell'antisemitismo moderno”
Un intreccio, quindi, di testimonianze, dal presente al passato, per insegnare ai nostri bambini la tolleranza e il rispetto della dignità umana, pane quotidiano per la democrazia e il futuro delle nuove generazioni.
Lorenzo Santoro a clarinetto e Francesco Scaramuzzino eseguiranno melodie klezmer e standard jazz durante la serata

"Non solo Ferramonti" a Lungro

Avevo già pubblicato brevemente la notizia della presentazione del libro di Leonardo Falbo "Non solo Ferramonti - Ebrei internati in provincia di Ferramonti (1940-1943)" sabato 29 gennaio alle 17 a Lungro.
Ora ricevo dalla segreteria del Comune di Lungro (che ringrazio) l'invito all'iniziativa, con maggiori informazioni.
Cito dall'invito ricevuto:


Lungro è uno dei comuni del Cosentino dove furono internati 20 ebrei. Tra questi il medico Guglielmo Rebhun - che molti ancora ricordano - il quale, rimasto nella comunità lungrese ancora per molto tempo dopo la Liberazione d'Italia, sposò una donna del luogo e partecipò attivamente alla ricostituzione della locale loggia massonica "Skanderbeg".

Nella copertina del libro la foto, scattata a Lungro,
della famiglia ebrea Kuznitzki
con il confinato politico (a sin.) Mario Balzanelli


Dopo il saluto del sindaco, Giuseppino Santoianni,
e l'introduzione dell'assessore alla cultura, Giovan Battista Rennis,
prenderà la parola Giuseppe Masi, Direttore dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea,
e infine l'autore dell'opera, Leonardo Falbo, responsabile della sezione didattica dello stesso Istituto.









Lo stemma comunale di Lungro,
da
Wikipedia



Voglio ricordare che Lungro è un centro, uno dei principali, della comunità arberesh (albanese) di Calabria,
sede dell'Eparchia (diocesi) cattolica di rito orientale.


La massoneria, accanto ai suoi limiti, spesso esagerati,
è stata comunque una forza importante per la modernità
e l'affermazione dei valori di libertà, uguaglianza e fraternità universali.

Ulixes a Ferramonti di Tarsia

Dal sito di Ulixes,
l'Associazione degli studenti dell'Università Magna Graecia di Catanzaro
Giornata della memoria in Calabria,
nel Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia,
per non dimenticare la barbarie dell’olocausto

La struttura sia valorizzata dalle istituzioni
e tutti i giovani calabresi sentano il dovere civile di visitarla


Il 27 gennaio, giorno in cui furono aperti i cancelli di Auschwitz, si celebra la giornata della memoria istituita il 20 luglio del 2000 con la legge n.211.
Due articoli. Il primo: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Il secondo: “In occasione del Giorno della Memoria di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
Due articoli per non dimenticare e per istituzionalizzare il ricordo civile di una barbarie già patrimonio genetico dell’intera umanità.
Anche la Calabria, in genere periferica rispetto agli accadimenti internazionale, lega profondamente la propria storia, con quella della barbarie mai dimenticata dell’olocausto e delle leggi razziali, attraverso il Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia. Il più grande ed importante campo di concentramento italiano, realizzato nel 1940, con una presenza media di oltre 2000 internati ed una punta massima, raggiunta nell’estate del 1943, di circa 2.700 persone. Un Campo composto da 92 baracche dove furono rinchiusi, tra gli altri, ebrei, zingari, anarchici, profughi del Pentcho, apolidi e quanti fossero ritenuti indegni dal regime.

Foto da CN24.tv
In questi giorni alcuni ragazzi dell’associazione Ulixes sono andati, lo rifaranno anche in occasione del 27, in visita alla struttura sita in provincia di Cosenza gestita con estrema disponibilità e passione dai volontari della Fondazione “Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia” e dal presidente della locale pro loco Mariuccia Lavorato.
Visitare quello che resta di un luogo di sofferenza e dolore deve essere per i calabresi ed in particolare per i giovani della nostra regione un obbligo morale e civile. Farlo, inoltre, a 150 anni dall’Unità d’Italia riveste il tutto di un significato particolare. Il risorgimento non è stato altro, infatti, che la nazionalizzazione di idee internazionali e rivoluzionarie che avevano alla loro base volontà egualitarie e principi democratici e di libertà. Gli stessi principi democratici che sono a fondamento della Costituzione Repubblicana e sono patrimonio indispensabile di tutti gli italiani.
Pertanto, l’invito che ci sentiamo di rivolgere agli studenti, alle scuole, alle università, alle parrocchie, alle associazioni, ai partiti, a tutte le agenzie formative della regione è di andare a visitare il Campo di Ferramonti di Tarsia, luogo in cui le vicende della Calabria di fondono con la storia internazionale. Si inserisca la visita guidata a Tarsia nei piani dell’offerta formativa delle scuole, perché questo tipo di educazione alla cittadinanza ed al rispetto degli altri è un elemento fondante di ogni sistema formativo.
Ed un appello sentito lo rivolgiamo anche alle istituzione regionali ed alle altre istituzioni competenti perché tutelino al massimo questo patrimonio storico, culturale e civile. Lo facciano con interventi mirati al recupero e alla valorizzazione dell’intera struttura, nonché al suo inserimento in circuiti internazionali come è giusto che sia.

martedì 25 gennaio 2011

Le shoah a Cosenza

Gazzetta del Sud Martedì 25.1.2011
Antonio Garro


Fari puntati sugli "stermini minori"

Cosenza:
Lunedì manifestazioni dell'Opera Nomadi e della Biblioteca Nazionale

Hanno preso il via, ieri, le manifestazioni, organizzate tra la città e il circondario, collegate al "Giorno della memoria" che si celebrerà ufficialmente il 27 gennaio. Ad aprire la serie, all'Università, è stato l'inizio del "23. Memoria-meeting" della Fondazione Ferramonti per l'Amicizia fra i Popoli: esso proseguirà - sempre ad Arcavacata - oggi e giovedì. Stasera inizia anche, partendo dalla sede della Luigi Pellegrini Editore, la serie di appuntamenti fissati dall'Icsaic - istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea - durante i quali, nella maggior parte dei casi, verrà presentata la novità libraria "Non solo Ferramonti" di Leonardo Falbo, ricerca sulla persecuzione nazifascista a danno degli Ebrei, in provincia di Cosenza, attraverso il cosiddetto "internamento libero".
Anche concerti, rappresentazioni teatrali e mostre sono stati messi a punto per la ricorrenza; fra queste ultime segnaliamo l'esposizione, in programma lunedì prossimo, 31 gennaio, alla Biblioteca Nazionale, di volumi, pubblicazioni e documenti vari, tutti legati al tema della Shoah e delle altre forme di repressione (razziale, politica, sociale...) varate da Hitler e Mussolini alla vigilia della seconda guerra mondiale.
Questa rassegna, curata da Rita Fiordalisi, non sarà un fatto isolato: rientra infatti nel quadro di un insieme di eventi coinvolgenti la Biblioteca Nazionale, l'Opera Nomadi, Palazzo dei Bruzi e alcune istituzioni scolastiche (le direzioni didattiche "via Giulia" e "Spirito Santo" nonchè la media statale "Gullo" di via Popilia), in collaborazione con il Progetto Memoria del Centro Culturale Ebraico. Con essi si vuole richiamare l'attenzione sull'Olocausto come eliminazione non solo di milioni di Ebrei ma anche di centinaia di migliaia di altre persone: «superflui, Rom/Sinti, dissidenti politici, omosessuali e disabili». Per l'occasione, alla Biblioteca Nazionale, verrà presentato anche il libro "Memorie dimenticate: 1933-1945", curato da Massimo Converso ed edito da Progetto 2000 di Demetrio Guzzardi, nel quale sono raccolti gli elaborati, sui cosiddetti "stermini minori", realizzati da allievi delle scuole aderenti al progetto. Sempre alla Nazionale, dove è annunciato anche un convegno collegato, sullo stesso tema l'Opera Nomadi esporrà altresì alcuni pannelli esplicativi. Il tutto sarà preceduto dall'apposizione di una lapide, su una parete della sede della 1. Circoscrizione, nell'antico quartiere ebraico del capoluogo. Essa ricorda la persecuzioni razziali nazifasciste degli Ebrei e dei Rom/Sinti, degli omosessuali, dei disabili, degli antifascisti. I partecipanti alla cerimonia raggiungeranno il posto, il "Cafarone", dove fino al '500 abitavano la maggior parte degli Ebrei presenti in città, al seguito di una fiaccolata di scolari e studenti in partenza alle 16 da piazza 15 Marzo.
Durante la manifestazione, alla quale prenderanno parte il sindaco Salvatore Perugini e gli assessori comunali Francesca Bozzo e Maria Lucente, verranno eseguiti brani di musica klezmer; inoltre, Fabrizio Roccas (ebreo che nel '43, a Roma, sfuggì alla deportazione ad Auschwitz) relazionerà sulle deportazioni nei campi di sterminio e il rabbino Moshe Lazar parlerà sulla storia del popolo ebraico in Calabria.

Giornata della Memoria: altri eventi

Da TeleReggioCalabria
Per la Giornata della memoria, che è in corso in settimana, questa una selezione delle iniziative, dei convegni, delle rappresentazioni teatrali in Calabria


Lunedì 24 gennaio
Reggio Calabria
Messa in scena dello spettacolo "Il silenzio dei vivi" dell'Officina teatrale dell'Accademia Civica, nell'ambito delle manifestazioni della Giornata della memoria. (h. 21.00 - Teatro Cilea)
Reggio Calabria Lezione del prof. Pasquale Amato nell'ambito della Giornata della memoria. (h. 23.00 - Reggio Tv, con replica il 27 e il 29)

Martedì 25 gennaio
Cosenza
Presentazione del volume di Leonardo Falbo "Non solo Ferramonti, ebrei internati in provincia di Cosenza" nell'ambito delle manifestazioni organizzate dall'Icsaic per la Giornata della memoria. (h. 18.00 - Terrazzo Pellegrini)
Reggio Calabria Messa in scena dello spettacolo "Il silenzio dei vivi" dell'Officina teatrale dell'Accademia Civica, nell'ambito delle manifestazioni della Giornata della memoria. (h. 21.00 - Teatro Cilea)

Mercoledì 26 gennaio
Aiello Calabro
Iniziativa nell'ambito della Giornata della memoria organizzata dall'Icsaic. (h. 10.00 - Istituto comprensivo). Analoga iniziativa alle 10.30 ad Aprigliano
Cosenza
Conferenza stampa per la presentazione del progetto "Treno della memoria" organizzato dalla Provincia in occasione della Giornata della memoria. Partecipa il presidente dell'ente, Mario Oliverio. (h. 11.30 - Sede Provincia)

Giovedì 27 gennaio
Rogliano
Giornata di studi in occasione della Giornata della memoria. Alle 17.30 inaugurazione di una mostra alla Casa delle Culture e alle 18.00 presentazione del libro "Non solo Ferramonti". (h. 10.00 - Istituto superiore Guarasci)
Rossano Proiezione di un film sulla Shoah con la partecipazione degli studenti delle scuole cittadine. Seguirà un dibattito. L'iniziativa è promossa dall'Amministrazione comunale. (h. 10.00 - Cineteatro)
Catanzaro Il prefetto, Antonio Reppucci, consegna le medaglie d'onore a due deportati nei lager nazisti ed ai familiari di altri internati che sono deceduti. (h. 11.00 - Prefettura)
Castrolibero Manifestazione sul tema "La memoria per la vita" organizzata dall'Amministrazione comunale in occasione della Giornata della memoria. Partecipa il sindaco, Orlandino Greco. (h. 11.00 - Aula Magna Polo Scolastico)
Catanzaro Il Movimento antirazzista propone l'iniziativa "Letture per non dimenticare" promossa in occasione della Giornata della memoria. (h. 18.00 - Scuola media Patari)
Cosenza Celebrazione per la Giornata della memoria del 2011 con la rappresentazione del testo "Vuoti di memoria". (h. 20.30 - Piccolo Teatro Unical). L'iniziativa si ripeterà il 28
Catanzaro Messa in scena dello spettacolo "Il silenzio dei vivi" dell'Officina teatrale dell'Accademia Civica, nell'ambito delle manifestazioni della Giornata della memoria. (h. 21.00 - Teatro Politeama)

Venerdì 28 gennaio
Amantea
Il responsabile sezione didattica Icsaic, Leonardo Falbo, tiene una lezione sul tema "Shoah, ebrei internati in provincia di Cosenza" nell'ambito delle iniziative per la Giornata della memoria. (h. 10.30 - Itc Mortati)
Catanzaro Messa in scena dello spettacolo "Il silenzio dei vivi" dell'Officina teatrale dell'Accademia Civica, nell'ambito delle manifestazioni della Giornata della memoria. (h. 21.00 - Teatro Politeama)

Sabato 29 gennaio
Castrovillari
Iniziativa promossa dall'Icsaic nell'ambito della Giornata della memoria. (h. 10.00 - Aula magna Istituto istruzione secondaria). Analoga iniziativa alle 17 a Lungro
Cosenza
Rappresentazione del lavoro teatrale "Il diario di Anna Frank" in occasione della Giornata della memoria. (h. 10.30 - Auditorium Guarasci liceo classico Telesio).

lunedì 24 gennaio 2011

Un libro su Ferramonti

Il Quotidiano della Calabria
Domenica 23 gennaio 2011

Il Giorno della Memoria
Lezione a Ferramonti
L’anticipazione di un libro nato da un progetto nelle scuole calabresi
Carlo Spartaco Capogreco


Diventa un libro a tutti gli effetti il primo studio analitico sulla “riscoperta di Ferramonti”. È il risultato del progetto europeo realizzato dall'Associazione fra ex consiglieri regionali della Calabria, inserito nel programma "Memoria Europea Attiva". Il volume sarà presentato, per la prima volta, il 27 gennaio prossimo all'Università della Calabria (all'University Club), nell'ambito del XXIII Memoria-meeting organizzato dalla Fondazione internazionale Ferramonti di Tarsia per l'amicizia tra i popoli. Nel realizzare il Progetto “Ferramonti: dal Sud Europa per non dimenticare un campo del duce”, l'Associazione tra ex Consiglieri della Regione Calabria e gli istituti scolastici coinvolti si sono proposti l'obiettivo di analizzare criticamente la storia del campo di Ferramonti (a molti ancora oggi sconosciuta) e il percorso di riscoperta (sia della vicenda storica che del sito geografico) avviato da diversi attori sociali nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento. Ma il progetto - pur incentrato, evidentemente, sul tema indicato nel suo titolo - è stato inteso anche come strumento ed occasione di portata più larga ed aperta. Si è cercato, infatti - è spiegato nella nota di prefazione - di offrire ai giovani una conoscenza storica più ampia possibile sulle persecuzioni nazifasciste (degli ebrei e non solo); di accrescere in loro la consapevolezza civile e il senso dell'appartenenza comunitaria; di renderli inclini ad un ragionamento critico e problematico, capace anche - se necessario - di sottrarsi alle mode momentanee e all'uso spregiudicato e strumentale della storia e della memoria. La sezione B della pubblicazione è stata redatta da Teresa Grande, la sezione C da Donatella Muià (sulla base delle risposte date ai questionari dai docenti e dagli studenti coinvolti nel progetto) e la sezione D da Nadia Capogreco. La sezioneA ripropone, con qualche integrazione, il testo della relazione storica su Ferramonti che è la lezione che Carlo Spartaco Capogreco ha tenuto a Lamezia Terme il 18 marzo scorso nell'ambito di questo progetto. Ne pubblichiamo un estratto.

Durante la Seconda guerra mondiale, il governo fascista utilizzò lo strumento dell'internamento per allontanare dalle abituali residenze varie categorie di civili (sia italiani che stranieri), a vario titolo considerate “pericolose” per la sicurezza nazionale o per quella del regime.
Cosicché, oltre ai “sudditi nemici” (che, in caso di guerra, venivano tradizionalmente sottoposti ad internamento anche dagli stati non dittatoriali), furono allora internati i dissidenti politici (o quanti erano sospettati di esserlo), gli “allogeni” della Venezia Giulia (cioè gli appartenenti alle minoranze slovena e croata presenti in Italia, che per anni il fascismo cercò rozzamente di “italianizzare”) e gli ebrei stranieri o apolidi.
Gli ebrei italiani, alla stregua degli altri loro concittadini, venivano internati soltanto se militanti in partiti antifascisti o se ritenuti socialmente o politicamente “pericolosi”. Va ricordato, infatti, che le leggi razziste e antisemite fasciste degli anni 1938-39 e seguenti, pur essendo duramente discriminatorie sul piano dei diritti civili, non prevedevano per gli ebrei vessazioni fisiche né l'apertura di campi di concentramento per il loro internamento.
Fino all'8 settembre '43, data dell'annuncio dell'armistizio con le potenze alleate, operarono nella Penisola quarantotto campi (detti ufficialmente “di concentramento”) di competenza del ministero dell'Interno. Quasi tutti vennero ubicati nel Centro-Sud della penisola e, tra essi, quello di Ferramonti fu uno dei pochi ad essere realizzato ex novo e con struttura a baraccamenti.
Ferramonti, inoltre, tra la data dell'ingresso in guerra dell'Italia (10 giugno 1940) e quella dell'armistizio con gli Alleati (8 settembre 1943), fu il principale luogo d'internamento per ebrei stranieri e apolidi, in buona parte emigranti e profughi giunti dall'Europa centrorientale negli anni precedenti.
La vita nei campi d'internamento di pertinenza del ministero dell'Interno fu abbastanza simile a quella vigente, da prima della guerra, nelle isole di confino. Ben peggiori, invece, furono le condizioni di vita nei campi italiani destinati agli internati “slavi” (aperti dal regime fascista in seguito all'occupazione della Jugoslavia dell'aprile 1941 e gestiti dalle nostre autorità militari).
Alla metà di maggio del 1940 il governo italiano decise che, al momento dell'entrata in guerra, tutti gli ebrei stranieri presenti nella Penisola venissero internati.
Successivamente Mussolini stabilì che gli ebrei stranieri fossero internati in campi loro riservati, e fece sapere all'unione delle comunità ebraiche che inizialmente gli uomini sarebbero stati internati in campi di concentramento mentre donne e bambini sarebbero stati inviati al domicilio obbligato in piccoli comuni, per essere poi tutti “accentrati” nel campo di Ferramonti «dove dovranno restare anche a guerra ultimata per essere trasferiti di là nei paesi disposti a riceverli».
Il 15 giugno 1940, infine, il ministero dell'Interno dispose l'arresto degli «ebrei stranieri appartenenti a Stati che fanno politica razziale», ordinando l'internamento in «appositi campi di concentramento già in allestimento» di quelli tedeschi, ex cecoslovacchi, polacchi e apolidi e l'espulsione di quelli rumeni, ungheresi e slovacchi.

L’entrata in funzione
Il 4 giugno 1940, su richiesta urgente del Ministero dell'Interno, il Comune di Tarsia deliberò la concessione di un primo lotto di terreno del demanio di Ferramonti destinato ad ospitare un “campo di concentramento per internati civili di guerra” (questa la denominazione ufficiale della struttura).
Il campo di Ferramonti (inizialmente chiamato della “Media Valle Crati”) entrò in funzione il 20 giugno in una landa malarica, sita a 35 km da Cosenza, che le testimonianze dell'epoca e persino un rapporto della Direzione di Sanità definivano malsana e inospitale.
A realizzare la struttura e ad avere poi il monopolio sulla sua gestione fu l'imprenditorefaccendiere fascista Eugenio Parrini (impegnato da tempo nella bonifica della zona) che costruì diversi altri campi d'internamento italiani, traendo da ciò benefici economici non indifferenti.
Al momento dell'entrata in funzione, il campo disponeva unicamente di due capannoni in via di completamento e di alcuni preesistenti edifici in muratura appartenenti al cantiere di bonifica della ditta Parrini, nei quali venne alloggiata la direzione.
Le nuove costruzioni (grandi baracche realizzate in un materiale legnoso chiamato carpilite, con fondamenta di calcestruzzo) erano di due tipi: quelle con locali ripartiti per nuclei famigliari o gruppi di tre/dieci persone; quelle con grandi stanzoni per dormitori comuni maschili o femminili.
La direzione della struttura fu affidata al commissario di pubblica sicurezza Paolo Salvatore (1899-1980) - un avellinese che aveva già operato al confino di Ponza - cui sarebbero seguiti nel tempo Leopoldo Pelosio e Mario Fraticelli.
Su uno spiazzo polveroso, che al primo scroscio di pioggia si tramutava in acquitrino, sorgevano le baracche a forma di “u”, costruite spesso con l'aiuto degli stessi ebrei assunti anche per carenza di mano d'opera locale. Gli internati, al loro arrivo, venivano sottoposti alle formalità burocratiche, quindi erano assegnati alle baracche. Poi veniva consegnata loro la dotazione prevista: due cavalletti e un'asse da usare come giaciglio, un materasso, un guanciale, due coperte, due lenzuola e un asciugamano.
Lo staff del campo era composto da un segretario, un dattilografo, due motociclisti con una “Guzzi 500” e un autista con una “Alfa 1750”.
Un mese dopo l'apertura, gli “ospiti” di Ferramonti (per la gran parte ebrei rastrellati nelle grandi città dell'Italia settentrionale in concomitanza con l'ingresso della nazione in guerra) ammontavano ad un centinaio di unità.
Successivamente, nel settembre 1940, con un trasporto di 302 persone proveniente dalla Libia (comprendente, per la prima volta, anche donne e bambini), la cifra degli internati ammontò a 700 unità.
Il campo, delimitato ora dal filo spinato, cominciò così a configurarsi come una comunità chiusa: per alcuni aspetti paragonabile ai ghetti dell'Europa orientale, per altri ai kibbutz della Palestina.gli abitanti dei paesi posti sulle colline della Valle del Crati (Tarsia, Bisignano, Santa Sofia d'Epiro, ecc.) i quali, il più delle volte, non avevano mai avuto occasione di incontrare un ebreo, guardavano inizialmente con sospetto i nuovi arrivati.
Tuttavia, appena potevano stabilire con loro qualche contatto (in casi ben motivati, gli internati potevano lasciare il campo, scortati da agenti, per effettuare particolari acquisti o visite mediche), la diffidenza e i timori iniziali si dissolvevano con facilità: più che individui “diabolici e pericolosi”, come li dipingeva la propaganda del regime, ai calabresi gli ebrei di Ferramonti apparivano come degli inermi perseguitati.
Dal novembre 1941 altri civili stranieri si aggiunsero agli ebrei: “ex jugoslavi”, greci, cinesi, francesi. E nel 1943 giunse anche un piccolo gruppo di antifascisti italiani. La presenza ebraica, tuttavia, non sarebbe mai stata inferiore al 70% degli internati, i quali toccarono la punta massima di affollamento nell'agosto del 1943, raggiungendo le 2.016 unità.
L'afflusso numericamente più consistente si ebbe nei mesi di febbraio e marzo del 1942, quando arrivarono nel campo 494 giovani ebrei (prevalentemente cechi e slovacchi) che avevano tentato di raggiungere “Erez Israel”(così gli ebrei chiamavano all'epoca la Palestina, amministrata dalla gran Bretagna) a bordo del “Pentcho”, un fatiscente battello fluviale partito da Bratislava nel maggio del 1940 e naufragato in seguito nelle acque del mare Egeo.
Dal punto di vista numerico, gli altri trasporti significativi riguardarono: 1) un gruppo di ebrei proveniente da Lubiana (Slovenia) composto da 106 ebrei tedeschi, polacchi, austriaci e cecoslovacchi, arrivato a Ferramonti il 31 luglio 1941; un secondo “gruppo Lubiana”, di 50 persone, che giunse in Calabria nel settembre 1941; 3) un “gruppo Kavajë” (dal nome della cittadina albanese nella quale era stato internato inizialmente) composto da 187 ebrei, in buona parte originari di Belgrado e Sarajevo, che giunse a Ferramonti nell'ottobre 1941.
Per la sua straordinarietà, va anche menzionato l'arrivo di tre giovanissimi ebrei polacchi, giunti a Ferramonti dopo un'incredibile fuga da un campo di lavoro nazista avvenuta il 26 ottobre 1942.
Nella prima metà del '42, con vari trasporti di media entità, arrivarono a Ferramonti altri 164 ebrei stranieri: 48 provenienti da Isola del Gran Sasso, 58 da Notaresco, e 34 da Isernia e Alberobello (quattro campi italiani sgomberati dagli internati ebrei per far posto a civili “ex jugoslavi” e ad “allogeni” della Venezia Giulia).
Nella primavera del 1943 giunsero infine altri 300 “ebrei stranieri” precedentemente relegati in piccoli centri delle province di Aosta, Asti e Viterbo nella condizione di internamento libero.
Lo status dell'internamento civile non corrispondeva propriamente alla prigionia.
Tuttavia la condizione di segregazione a Ferramonti era resa palpabile dalla presenza del filo spinato della recinzione, dagli appelli quotidiani e dalle garitte di sorveglianza poste lungo il recinto esterno.
Gli internati - al pari dei confinati relegati dal regime fascista nelle “colonie” - poterono realizzare diverse iniziative autogestite.
In particolare, nel campo sorsero una biblioteca, un “tribunale”(cui era affidata la risoluzione delle piccole controversie), un ambulatorio medico, dei luoghi di culto, una scuola e persino una specie di parlamentino interno (l'assemblea dei “capi camerata”) cui il direttore faceva ufficiosamente riferimento con criterio consultivo.
Tali strutture concorsero a rendere più sopportabile la condizione di internamento che - essendo legata al permanere dello stato di guerra - si sarebbe potuta protrarre anche per un periodo di tempo assai lungo.
Salvo pochi casi di violenza contro gli internati messi in atto dalla Milizia, il comportamento delle autorità - a partire dal bonario maresciallo Gaetano Marrari (1891-1987), originario di Reggio Calabria -, fu tollerante, conformandosi generalmente alle normative previste dalla Convenzione di Ginevra del1929per il trattamento dei militari nemici divenuti prigionieri di guerra e prevedendo, per gli internati privi di mezzi di sostentamento (come avveniva per i confinati), un piccolo sussidio giornaliero in denaro.
Nei tre anni di funzionamento del campo, persero la vita a Ferramonti (per motivi accidentali o di salute) 37 internati, con un tasso annuo di mortalità - dell'ordine del cinque per mille - certo non superiore a quello registratosi all'epoca nei paesi del circondario.

Dopo l’arresto di Mussolini
Nel luglio del 1943 - quando gli eserciti alleati erano già sbarcati in Sicilia e il regime aveva annunciato un inasprimento delle misure antiebraiche - a Roma il ministero dell'Interno stava ipotizzando di sgomberare gli ebrei internati a Ferramonti nella zona di Bolzano.
Ma fortunatamente questa ipotesi naufragò sul nascere in seguito all'arresto di Mussolini.
Il colpo di stato del 25 luglio 1943, che provocò la caduta del duce e del suo regime, suscitò anche a Ferramonti grandi speranze sulla rapida fine della guerra.
Poco dopo, invece, il campo fu interessato direttamente dal conflitto: il 27 agosto un aereo canadese che sorvolava la zona mitragliò Ferramonti cagionando la morte di quattro internati, il ferimento di altri undici e l'incendio di due baracche.
Il 14 settembre 1943 il campo di Ferramonti, semideserto, fu raggiunto dalle avanguardie dell'VIII Armata britannica, e gli internati vennero dichiarati liberi.
Non occorre molta fantasia per immaginare cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate diversamente, cioè se gli Alleati non fossero avanzati rapidamente dalla Sicilia e anche la Calabria fosse stata sottoposta all'occupazione tedesca e incorporata nella Repubblica sociale italiana.
Basta soltanto ricordare la sorte toccata a quegli ebrei che, non adattandosi alla vita del campo ed al clima insalubre del luogo, avevano chiesto ed ottenuto il trasferimento da Ferramonti a località del Centro-Nord dell'Italia: almeno 141 di loro vennero rastrellati dai nazifascisti e deportati nei lager tedeschi.
Dopo l'arrivo delle truppe alleate - smantellate le strutture burocratiche del campo fascista (il “primo campo”) - iniziò ad operare il “secondo campo” di Ferramonti, posto sotto il controllo anglo-americano. Gli Alleati vi distaccarono inizialmente il maggiore Ernest F. Witte della “Welfare Commission” della divisione per la Sanità Pubblica del governo di occupazione alleato (AMgoT); successivamente, il 18 novembre, nominarono comandante il capitano Louis Korn, che in America aveva diretto un campo per internati giapponesi.
Ferramonti (che al 1° ottobre 1943 contava 1854 persone, ben rappresentate presso gli Alleati dal musicista ex internato Lav Mirski) era ora un centro di raccolta per DP (displaced persons). E, a cavallo degli anni 1943 e 1944, diventò, oggettivamente, una delle più ferventi e numerose comunità ebraiche dell'Italia liberata. Da qui molti ex internati si spostarono verso Cosenza, la Sicilia e la Puglia, come pure verso il Nord Africa, la Palestina e gli Stati uniti d'America.
Il 26 maggio 1944, col primo trasporto d'emigrazione autorizzato dal governo mandatario britannico, 254 ex internati ebrei lasciarono Ferramonti per la Palestina con un viaggio alla cui organizzazione aveva preso parte attiva anche il leader sionista Enzo Sereni. 240 ebrei lasciarono Ferramonti diretti, invece, negli Stati Uniti d'America e, insieme ad altri 760 correligionari internati in altre zone dell'Italia centro-meridionale, s'imbarcarono dal porto di Napoli il 17 luglio 1944.
L'abbandono completo e definitivo dell'ex campo d'internamento fascista fu tuttavia condizionato dall'andamento complessivo delle vicende belliche in Europa. Il numero dei suoi ospiti diminuiva di mese in mese, mano a mano che venivano liberate le grandi città dell'Italia settentrionale.
Nell'aprile 1944 Ferramonti contava ancora 930 persone e in agosto 300. Nel maggio del 1945, quando si concluse la Seconda guerra mondiale, gli abitanti del campo erano poco più di 200; nel mese di dicembre, infine, anche il “secondo campo” Ferramonti fu definitivamente sgomberato.

venerdì 21 gennaio 2011

Nadia Capogreco - Tra trauma e monito

Le ragazze della 4°A dell'IPSSCT di Paola hanno ricordato con l'articolo di Nadia Capogreco - Tra trauma e monito. Rischi e potenzialità del Giorno della Memoria. Il giorno della Shoah.
By Paolo Apa


Da YouTube



Dal sito della Comunità ebraica di Torino


FRA TRAUMA E MONITO

Rischi e potenzialità del Giorno della Memoria

di Nadia Capogreco

(Docente di semiologia, Università della Calabria)

Il Giorno della memoria dovrebbe riconsiderare attentamente alcuni suoi aspetti, se non vuole trasformarsi in giorno dell’espiazione, dove la pena da scontare è il senso di inquietudine e di impotenza in cui veniamo precipitati. Serve a poco, infatti, ripercorrere l’orrore nelle sue infinite sfaccettature o documentarlo con agghiaccianti filmati di repertorio: la cieca ostinazione con cui continuiamo a riproporlo ci dice che la storia può essere anche una cattiva maestra di vita, e che la conoscenza dei fatti (posto che sia mai effettivamente possibile) non garantisce la trasmissione sociale di valori univoci. Sono le situazioni soggettive (stato emotivo, livello culturale…) ed oggettive (valori sociali dominanti, qualità delle conoscenze diffuse…) a indirizzare in maniera determinante non solo l’interpretazione del valore umano di quei fatti, ma anche – e la pericolosità di ciò impone che vi si rifletta seriamente – il modo in cui reagiamo ad essi.

Non basta la consapevolezza storica a impedire che l’assurdo continui a dettare legge. Le sue manifestazioni, che ci affanniamo a distanziare chiamandole follia, sono punte d’iceberg di un fare collettivo – già malato nello stadio apparentemente sano della normalità – che è urgente comprendere e combattere. Ma l’informazione selvaggia e ridondante, rinforzata sempre più dall’innaturale esperienza dell’immagine filmica, sollecita solo la nostra empatia, alimentando un diffuso stato d’angoscia e d’impotenza capace di regalare anche le intelligenze più propositive alle seduzioni del carpe diem.

La giornata della memoria dovrebbe riconsiderare il suo ossessivo spirito documentaristico. È stata voluta, infatti, non solo per vivificare il ricordo ma per promuovere, appunto, la memoria, cioè quel difficile processo che consiste nell’elaborare e nell’attribuire un senso ai contenuti della nostra esperienza. Il filo di questo senso è l’unico ponte in grado di saldarci al futuro, e non possiamo permettere che schegge impazzite del passato continuino a impedirci di recuperarlo.

Lo sterminio nazista rappresenta una delle schegge più pericolose, perché le angosce e gli interrogativi che esso alimenta sono quelli di un’intera collettività. Ma non è con la reiterata esposizione alla sua consapevolezza che riusciremo ad elaborare il trauma. Sappiamo già bene, del resto, di essere capaci di disumanità. Ma sappiamo anche che questa disumanità non è strutturale o geneticamente programmata, e che solo coltivando quel barlume di amore per la vita che anche le sue manifestazioni più folli riescono a conservare, potremo cominciare realmente a elaborare le tragedie del nostro passato: non più e non solo attraverso il ricorso regressivo a ritualità esorcizzanti, ma progredendo al piano della cultura e convertendo la sofferenza in fiduciosa volontà di risolvere le crisi.

Interroghiamoci, dunque, non solo su cosa accade nel mondo, ma anche su cosa ci accade dentro, quando l’insensatezza di questo mondo sembra volerci sopraffare. Capiremo che in un contesto psicologicamente fragile, già costretto quotidianamente a ridefinire punti fermi e certezze, il contatto con vissuti sempre più traumatici rischia di spingere alla rimozione, nell’inconscio tentativo di arginare la pervasività di un presente soggettivamente intollerabile. Ma i dispiaceri rimossi, vere e proprie mine vaganti in grado di sconvolgere l’ equilibrio cognitivo, continuano a popolare il passato non elaborato mantenendo integro il loro potenziale di aggressività e di angoscia, tanto che ogni trauma attuale – come avverte R. Bodei (Le logiche del delirio, 2000) – immergendosi in questo passato ormai saturo, può fungere in esso da detonatore di cariche psichiche più profonde.

Il passato che non passa, dunque, invade gli spazi del presente ottundendone la coscienza, e i dispiaceri incontenibili, consegnati al rimosso, alimentano pericolosamente il suo potenziale di distruttività. Nel "migliore" dei casi esso si ritorce contro sé stessi (il suicidio non è che la punta dell’iceberg), ma nel peggiore si ancora al flusso dell’aggressività collettiva, generando e alimentando ideologie paranoiche il cui bisogno di capri espiatori impone urgentemente di allargare la prospettiva delle nostre domande. Non più e non solo, dunque, perché l’odio della diversità (perché gli ebrei, perché gli zingari, perché gli omosessuali ecc.), ma anche e più essenzialmente: perché la necessità di questo odio… che cosa può spingere ogni essere umano alla follia di una "salvifica" distruzione dei propri simili?

Sei anni fa fui invitata a compiere un viaggio della memoria fra Monaco e Berlino per capire come il popolo tedesco, impegnato da alcuni decenni nell’opera di rielaborazione del suo ingombrante passato, si era mosso in questa direzione. Discutendo coi direttori dei musei-memoriali, emerse chiaramente che il loro problema fondamentale era: come far ricordare? In particolare: come far conoscere ai giovanissimi la realtà dei Lager senza esporli ai rischi di un impatto troppo violento con le informazioni documentarie? Alcuni musei avevano studiato percorsi alternativi da destinare ai più giovani, altri stavano ancora meditando…

Il pericolo che la memoria agisca più da trauma che da monito impone, dunque, che si riconsiderino attentamente le modalità del suo esercizio. Un confronto col passato che si limiti ad esecrarne le tragedie in nome della ragione, rischia infatti di essere non solo inutile, ma anche controproducente, se prima non si sono combattute le resistenze, le difese e le incapacità della coscienza che impediscono a ognuno di noi di elaborare anzitutto gli aspetti più inquietanti e insostenibili del proprio vissuto individuale. Solo dopo aver imparato a dialogare con essi saremo in grado di accogliere e di far sedimentare in esperienza consapevole ciò che continua a perturbarci collettivamente: come sostiene P. Jedlowski, infatti, l’esperienza dell’uomo moderno connette ciascuno prima di tutto col proprio passato, e solo successivamente col passato collettivo (Il sapere dell’esperienza, I994).

La scuola, in tutto questo, può svolgere un ruolo decisivo. Ma le migliaia di insegnanti che si affannano a "preparare qualcosa per la giornata della memoria" (testuali parole di una maestra un po’ preoccupata), dovrebbero sapere che non sono le letture, le poesie, gli striscioni esibiti o gli spettacoli dei bambini a incidere strutturalmente nella formazione di futuri adulti capaci di convivere nel rispetto delle proprie e altrui differenze. Solo un serio e sistematico programma di educazione emotiva e relazionale potrebbe diffondere gli strumenti (cognitivi e affettivi) indispensabili per affrontare e risolvere in positivo l’imprescindibile conflittualità dei rapporti umani. Non sarà infatti l’occasionale distanziamento esibito nelle giornate della memoria a preservarci dalle recidive del passato, ma il costante e impegnativo esercizio della convivenza nella comprensione di sé e degli altri.

Le difficoltà, certo, sono enormi. Ma non ci si deve far convincere che niente si possa fare, che le logiche della follia siano insondabili o che esistano, addirittura, nature umane strutturalmente malvagie. Occorre invece appropriarsi degli strumenti per capire, salvaguardando sistematicamente l’appoggio di speranza indispensabile per andare avanti: solo così la sofferenza potrà finalmente trasformarsi in memoria e, come tale, in rinvigorito amore per la vita.