Calabria judaica - Sud ebraico

Calabria judaica ~ Sud ebraico
Storia, cultura e attualità ebraiche in Calabria
con uno sguardo al futuro e a tutto il Meridione

Secondo una leggenda, che attesta l'antica frequentazione orientale della nostra regione, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.
La sinagoga del IV secolo, ricca di mosaici, di Bova Marina, è la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica; a Reggio fu stampata la prima opera in ebraico con indicazione di data, il commento di Rashì alla Torah; Chayim Vital haQalavrezì, il calabrese, fu grande studioso di kabbalah, noto anche con l'acronimo Rachu.
Nel Medioevo moltissimi furono gli ebrei che si stabilirono in Calabria, aumentando fino alla cacciata all'inizio del XVI secolo; tornarono per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri cristiani, ma furono definitivamente cacciati nel 1541, evento che non fu estraneo alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato alla lavorazione della seta.
Dopo l’espulsione definitiva, gli ebrei (ufficialmente) sparirono, e tornarono temporaneamente nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti; oggi non vi sono che isolate presenze, ma d'estate la Riviera dei Cedri si riempie di rabbini che vengono a raccogliere i frutti per la celebrazione di Sukkot (la festa delle Capanne).
Questo blog è dedito in primo luogo allo studio della storia e della cultura ebraica in Calabria; a
ttraverso questo studio vuole concorrere, nei suoi limiti, alla rinascita dell'ebraismo calabrese; solidale con l'unica democrazia del Medio Oriente si propone come ponte di conoscenza e amicizia tra la nostra terra e Israele.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Matrimonio tra “marrani” a Pentidattilo?

L’amico Lionel Munaro mi trasmette un interessantissimo documento tratto dai registri parrocchiali di Pentedattilo, ne riporto una sintesi parzialmente tradotta e parzialmente nell’originale latino.

Il 24 novembre 1777, fatte le tre denunce per tre giorni festivi consecutivi, nella messa parrocchiale, riunito il popolo alla messa "pro matrimonio per verba de pręsenti contrahendo inter Angelum Menniti filium quondam Antonini et Lauram Abramo filiam quondam Brunonis ex alienigenis modo habitantibus in restricto huius terrę et parocchię archipresbyteralis, quibus denunciationibus expletis, et constita eorum libertate, cum licentia in scriptis obtenta" seguono le varie formalità, autorizzazione del vicario episcopale, autorizzazione del parroco, testimoni, ecc. ecc., con l'indicazione che il matrimonio è celebrato non dall'arciprete parroco ma da un altro sacerdote, e non nella chiesa arcipresbiterale ma nella chiesa di San Giuseppe, che si trova abbastanza distante dal centro del paese, in quella che attualmente è la frazione Annà del comune di Melito Porto Salvo (di cui fa oggi parte Pentedattilo, stupendo paese purtroppo spopalato).
Quello che ci interessa in modo particolare è la frase in rosso, in cui ci sono almeno tre termini passibili di diverse traduzioni.

alienigenis
Dal latino “alienigena” o “alienigenus”, che letteralmente significa “nato altrove, straniero, forestiero” in particolare nel senso di “nati fuori dal Regno”, ma che estensivamente si può anche tradurre con “di diversa origine, estranei”.

modo
Può essere il sostantivo “modus” (modo, maniera, modalità) nel caso ablativo, ed in tal caso (considerando l’uso spesso errato del latino dell’epoca) la frase potrebbe essere un sinonimo di “alienigenorum modo”, cioè “alla maniera di stranieri, con costumi estranei”.
Ma può anche trattarsi dell’avverbio “modo”, che a sua volta ha due significati: “ora, adesso” oppure “soltanto”

restricto
Dall’aggettivo “restrictus” e di non comune uso sostantivo, potrebbe significare genericamente “distretto, zona, contrada” o più specificamente “luogo riservato, luogo a parte”.

Sono dunque possibili svariate traduzioni, alcune delle quali presentano differenze di semplici sfumature, altre invece sono sostanziali.
1) Secondo l’amico Lionel va tradotta come “
che vivono con costumi estranei in un luogo riservato sul territorio di questa parrocchia arcipresbiterale”.
2) A mio parere sarebbe migliore quest’altra traduzione: “dei forestieri che ora abitano in una zona di questa parrocchia arcipresbiterale”.
3) Una terza possibilità mi è stata indicata sul forum
del Circolo di studi storici “Le Calabrie”: “degli stranieri che abitano soltanto un luogo riservato di questa parrocchia arcipresbiterale”.

Naturalmente, in ognuna delle tre ipotesi (ma forse ne sono possibili anche altre!) resta l’ambiguità di “alienigenis”, che potrebbe indicare sia persone non nate a Pentidattilo (in particolare al di fuori del Regno delle Due Sicilie) che persone estranee per cultura, tradizioni o religione.
Personalmente propendo per questa seconda ipotesi, in quanto nei registri parrocchiali, quando qualcuno degli sposi o dei loro genitori non è del luogo, ne viene indicata la provenienza.
Inoltre il cognome Abramo della sposa mi fa pensare che questa “estraneità” consista in una origine ebraica.
Infine si può notare che grammaticalmente “ex alienigenis modo habitantibus” potrebbe riferirsi sia a Laura Abramo e al padre, che anche allo sposo, rientrando così tra gli estranei anche quest’ultimo, secondo la tradizione dei “marrani” di sposarsi tra di loro.
Particolare che potrebbe essere confermato dagli altri matrimoni della famiglia Menniti che si trovano in questi registri parrocchiali che Lionel sta magistralmente
elaborando insieme a Giacomo Arcidiaco.
Dei quattro matrimoni dei Menniti, uno è con Abramo (sulla cui possibile origine ebraica non ci sono dubbi), uno con Muscato (Moscati e Moscato sono tutt’ora cognomi ebraici), uno con Toscano (cognome che è anche ebraico) ed infine uno con Morabito, cognome che secondo alcuni indica anch’esso una origine ebraica (in realtà è un cognome arabo, riferito ai “murabitun”, i sapienti, i devoti, termine che tra gli ebrei viventi nel mondo arabo indicava anche i saggi tra gli ebrei).
Per quanto strano, quasi stupefacente possa sembrare, potremmo dunque essere davanti ad un ulteriore indizio sulla presenza, ancora nel XVIII secolo, a distanza di oltre due secoli dalla loro cacciata dalla Calabria e dal Meridione, di qualche nucleo che, pur convertito al cattolicesimo, conservava in qualche modo il ricordo dell’origine ebraica (quanto ad una pratica segreta per quanto minimale e corrotta della religione, non abbiamo modo di ricavarlo da questo documento).
La cosa non è del tutto isolata: come abbiamo visto parlando di Monasterace, Placanica e Crotone, non è rara la presenza di quelli che vengono chiamati “ebrei fatti cristiani”.
Non sarà del tutto inutile ricordare che a Pentedattilo un’antica presenza ebraica è accertata almeno nel 1503-4 (ridotta ormai ad una o due famiglie, alla vigilia della prima espulsione) secondo il registro del tesoriere della Calabria Ultra riportato da Cesare Colafemmina nel Per la storia degli ebrei in Calabria. Saggi e documenti, Rubbettino, Soveria Mannelli 1996.
Inoltre, numerosi sono i luoghi intorno a Pentedattilo dove ugualmente sono accertate presenze ebraiche, dal IV secolo dC in poi.

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